Milcare o carbonê

(Racconto breve... ma vero)



Genova, inverno 1945. La guerra è finita, ma le ferite rimangono. Profonde, devastanti. Porto bloccato. Fabbriche chiuse. Macerie su macerie. Fame. Natale è vicino. Un Natale di miseria e speranza.

     Sono le tre di pomeriggio. Stretta dentro al suo capottino blu da quattro soldi, il naso rosso, sottobraccio una vecchia sporta più grossa di lei, Annetta cammina spedita a testa bassa lanciando continue occhiate furtive a destra e a manca. È sereno ma non tira vento. Non fa un gran freddo, ma per chi viene dal Sud…

     Ha nove anni Annetta. È da maggio che è su. C’è arrivata con la sorella Lina e il cognato Alfredo, sposi da poco. Lei diciassette anni, lui venticinque.  

     Genovese, sbarcato a Brindisi nel ‘42 reduce dall’Albania, Alfredo si era impuntato con la Liberazione a voler tornare a casa a tutti i costi. Ma già orfano che era, non aveva trovato pressoché più nessuno. Spariti tutti: i pochi parenti, gli amici, i conoscenti… Zio Gino, che si era preso cura di lui da che era rimasto solo al mondo, se ne era andato l’anno prima di broncopolmonite. 

Gli restava l’appartamentino dove viveva, quello almeno. Due bugigattoli e mezzo dalle parti di via Bobbio: cucina, camera da letto, uno sgabuzzino e un gabinetto alla turca su per le scale.

     Stava facendo i compiti nella sua stanzina – il mezzo bugigattolo –, quel pomeriggio Annetta, quando a distrarla dal suo daffare le era giunto il pianto sommesso della sorella. Era sempre lì a piangere Lina negli ultimi tempi. Alfredo si arrabbiava spesso con lei e la sgridava di continuo.

      Aspettate ad andare su! Ci è tempo… Ci è tempo…   non si stancava di ripetere papà Antonio, ma il genero era stato irremovibile. Così mamma Rosa, perché Lina non si sentisse sola, le aveva affidato la sorellina minore per tenerle compagnia.

     Una bocca in più da sfamare. Provviste e quei pochi soldi che avevano in tasca erano spariti in un amen. Alfredo trovava ben ogni tanto qualcosa da fare, ma quello che portava a casa non bastava mai. Era fame schietta certi giorni, bazinn-a, come si dice a Genova.

     Non c’era più carbone in casa quel giorno. Per questo Lina piangeva. Il carbone doveva servire unicamente per far da mangiare, quando ce n’era, ma lei quel mattino lo aveva consumato tutto per riscaldare un poco la cucina. Era proprio disperata, poverina lei. Pensava al minestrone da preparare per cena. Lo avrebbe sentito quella sera Alfredo, quando sarebbe tornato a casa stanco e affamato!

      Dammi i soldi che vado dal carbonaio.  si era subito offerta Annetta, una volta saputo dalla sorella il perché di quel disperarsi tanto. Soldi?!… In casa non c’era nemmeno una lira, altro che! 

Per questo Lina non si dava pace.

     Che poi, a dire il vero, una lira in casa c’era. Era il piccolo tesoro di Annetta: una vecchia am-lira del ’43 (*), trovata per strada e segretamente custodita fra le pagine di un libro di fiabe.

     Annetta se ne ricorda. Zitta zitta, si chiude allora nella sua stanzina e va a tirar fuori dal suo nascondiglio quel prezioso foglietto di carta colorata che le appartiene e lo stende per bene sul quaderno aperto che è sul tavolino traballante su cui studia.

     “ISSUED IN ITALY” aveva poi letto, chiedendosi per l’ennesima volta che mai volesse dire. E poi sotto: “1 Lira” Una lira!, quando una sporta di carbone ne costava almeno dieci… Annetta fa una smorfia, sbuffa, ma non demorde. Non si da per vinta. Qualcosa le frulla per la testa. Chissà? Resta a lungo a pensarci su, e intanto che lo fa prende a passare e a ripassare più volte l’indice della mano destra sulla cornicina azzurra della banconota.

     Idea!!! Prese per bene le misure, la matita nera in pugno, la punta della lingua stretta fra i denti, Annetta, tirato un bel sospirone, si mette al lavoro. Che ci vorrà mai per risolvere il problema? 

Per trasformare una am-lira da una lira in una da dieci? Semplice: basta aggiungerci uno zero grande accanto all’uno grande, e quattro zeri piccoli accanto ai quattro uno piccoli che gli stanno intorno! 

Tutto lì!

Attraversato il pontetto di legno sul Bisagno, Annetta si era incamminata di buon passo alla volta di via Monte Nero, dove in un vicolo adiacente c’era il negozio del carbonaio: di Milcare o carbonê: sessanta e passa anni, burbero, mezzo gobbo, brutto come un orco e che una volta l’aveva anche chiamata gabibbetta.

Alla sorella Lina Annetta non aveva detto niente. Si era infilata il suo striminzito cappottino blu, aveva preso con sé il borsone, e via: se ne era partita verso la grande avventura, tutta orgogliosa di sé, già pregustando la bella sorpresa che le avrebbe fatto al suo ritorno.

     Ma, ahimé, ora che si trova a pochi passi dal negozio di Milcare, qualche dubbio l’assale. Sì che la maestra le fa sempre i complimenti per come disegna, però…

     Ad Annetta prende la tremarella. Non sa bene se per il freddo o per la fifa. Ma si fa coraggio ed entra. A dire il vero, il negozio di Milcare le mette pure un tantino di paura: è uno stanzone enorme, freddo, buio e puzzolente, pieno di mucchi di carbone alti sino al soffitto, che le sembrano gigantesche montagne popolate da chissà quali creature spaventose.

     Servite due donne, Milcare fa cenno ad Annetta di avvicinarsi al bancone. Annetta va e gli porge la sporta. Milcare la riempie di carbone e l’appoggia sul pavimento.  Dieci lire.  fa poi.

     Di colpo, ad Annetta prende la nausea e il mal di pancia. Vorrebbe mettersi a piangere, scappar via, ma non ce la fa. Così tira fuori dalla tasca del cappotto la sua am-lira fresca fresca di… ristampa e, a capo chino, la porge al carbonaio. Milcare la prende, la guarda, la rigarda, se la gira e rigira fra le dita, poi, senza dire una parola, infila la banconota nel taschino della tuta da lavoro che indossa, afferra la borsa di carbone e:  Vieni, pulin, che te la porto fuori io.  dice ad Annetta, che una volta in strada si mette a correre come una matta verso a casa, ridendo e piangendo allo stesso tempo.

 

A. Vitale

 

(*) Am-lira

Banconota circolante in Italia dal 1943 al 1950 (nel 1947 era passata sotto il controllo di Bankitalia che iniziò a sostituirla con la lira) immessa nel nostro circuito monetario dal Governo militare Alleato allo scopo di sostenere le spese delle truppe.

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