No all'equiparazione tra partigiani della Resistenza e miliziani della Repubblica di Salò
|
| PER RESPINGERE LA PROPOSTA DI LEGGE N. 1360/2008:
ISTITUZIONE DELL'ORDINE DEL TRICOLORE E ADEGUAMENTO DEI
TRATTAMENTI PENSIONISTICI DI GUERRA. ___________________________________________________________________________________________________________________________ RIFIUTARE IL TITOLO DI CAVALIERE DEL TRICOLORE ESPRIMI LA TUA ADESIONE ALLA
PETIZIONE POPOLARE: Trovi il testo della petizione e l'elenco dei primi firmatari, e puoi inserire un commento, in http://www.articolo21.info/8201/notizia/perche-fermare-la-1360-petizione-popolare.html ___________________________________________________________________________________________________________________________ Non possiamo restare indifferenti perché è un insulto non solo ai combattenti Partigiani ma anche ai patrioti che seppero schierarsi dalla parte giusta combattendo nelle città assediate dal nemico con atti di grande eroismo. E' un insulto ai lavoratori, alla classe operaia che con gli scioperi del Marzo 43 diede la prima forte risposta al fascismo e che difese le fabbriche dalla distruzione ordinata dai nazisti tedeschi in fuga. E’ un insulto per tutti coloro, oltre 6 milioni di innocenti, uomini, donne, vecchi e bambini che, deportati da ogni angolo d’Europa nei lager nazisti, in quei luoghi del martirio trovarono la morte dopo disumane sevizie e torture. La Resistenza dei popoli Europei al nazifascismo è la culla della nostra Democrazia, dall’altra parte, quella dei miliziani di Salò, solo morte e distruzione. Luciano Bezerédy Presidente della Sezione ANPI - MARASSI “G.Arzani” (Genova)___________________________________________________________________________________________________________________________ |
Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in
buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di
sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro
il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta
per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non
proprio giusta in senso assoluto, ché di queste non ce ne sono.
Italo Calvino
Al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio
Napolitano Al Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, On.
Edmondo Cirielli
Ai membri del Parlamento Italiano
e, p.c.,
Ai Deputati del Parlamento Europeo
Lo spirito della proposta di legge n. 1360, presentata il
23 giugno 2008 e in discussione dal 12 novembre 2008 alla Commissione
Difesa della Camera dei Deputati, è contrario ai principi fondanti
della Repubblica Italiana, della Costituzione della Repubblica Italiana
e della Democrazia, affermatisi in Italia in seguito alla Resistenza e
alla Liberazione del nostro Paese dal fascismo collaborazionista con
l’esercito occupante nazista.
I firmatari di questa petizione, condividendo le
posizioni assunte in proposito dalle Associazioni Partigiane e degli
ex-Deportati, confidando nei principi della Democrazia e nella doverosa
piena attuazione della Costituzione, facendo anche riferimento al
discorso di insediamento del Presidente della Camera On. Gianfranco
Fini, esortano il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il
Presidente della Camera dei Deputati On.
Gianfranco Fini, e il Presidente della Commissione Difesa della
Camera dei Deputati On. Edmondo Cirielli perché agli autori della
proposta di legge 1360 vengano forniti gli elementi di riflessione
necessari a un ripensamento e al suo ritiro, e affinché le Istituzioni
Democratiche della Repubblica Italiana vengano tutelate dalla eventuale
e non auspicata approvazione parlamentare.
Dopo l’Armistizio e durante la guerra di Liberazione
dall’invasione tedesca, il Governo del Regno d’Italia rifugiato nel
Sud Italia era regolarmente operante
e adempiva alle sue funzioni garantendo la continuità legale
dello Stato italiano. La Repubblica di Salò non aveva pertanto alcuna
legittimità. Da ciò
deriva che i suoi aderenti, volontari o cooptati, non possono essere
assimilabili agli appartenenti all’Esercito Italiano, né i suoi
reduci possono avere, in quanto tali, alcun riconoscimento da parte
della Repubblica Italiana.
La proposta di legge n. 1360/2008, che propone
l’istituzione di un “Ordine del Tricolore” presieduto dal
Presidente della Repubblica, nasce da un’ottica negazionista
dell’evidenza della storia. Essa infatti - equipara i miliziani della
Repubblica Sociale ai partigiani che durante la Resistenza combatterono
contro il fascismo e il nazismo, assegnando loro indistintamente il
titolo di “cavaliere”;
·
mira
al riconoscimento di onore, già respinto da numerosi Decreti
Luogotenenziali dello Stato italiano fin dal 1944-‘45, ai miliziani di
Salò;
·
sostiene,
nel prologo, che tra il 1943 e il 1945 in Italia si scontrarono due
distinti eserciti di “pari dignità”: uno formato da coloro che
“ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e
languente”, e un altro formato da quanti, rimasti fedeli al loro
giuramento al Governo Italiano, “maturati dalla tragedia in atto o
culturalmente consapevoli dello scontro in atto a livello planetario, si
schierarono dalla parte avversa, ‘liberatrice’”;
·
mette
sullo stesso piano, confondendoli, i valori di libertà, giustizia e
democrazia per cui combatterono i partigiani e le potenze alleate, con
gli obiettivi perseguiti dai totalitarismi fascista e nazista, i quali
intendevano costruire un “Nuovo Ordine Europeo” fondato sulla
supremazia ‘razziale’, sulla discriminazione e la riduzione in
schiavitù dei popoli ritenuti inferiori e sullo sterminio di intere
comunità;
·
offende
i familiari delle vittime del fascismo, che rischiano di vedere
assegnato ai loro congiunti lo stesso riconoscimento dato a coloro che
li hanno torturati e uccisi;
·
discredita
gli organismi che da anni si impegnano nella ricerca storica per
mantenere viva la memoria e accrescere la coscienza di quel passato;
·
nega
dignità a quanti hanno combattuto affinché in Italia prevalesse la
democrazia contro chi insanguinava preordinatamente e sistematicamente
il Paese;
·
lede
i principi ideali fondamentali e i valori umani e politici su cui si
fonda la Repubblica Italiana nata dal ripudio del fascismo.
La “pacificazione nazionale” non può essere
perseguita mettendo sullo stesso piano la Resistenza e la Repubblica
sociale, la lotta dei partigiani per la libertà e la lotta dei
repubblichini per negare la libertà.
I firmatari di questa petizione fanno proprie le parole di
Giuliano Vassalli, Presidente emerito della Corte Costituzionale:
“Nessun riconoscimento ai repubblichini. Erano e restano nemici dello
Stato democratico”, e auspicano che i presentatori della proposta di
legge 1360 già trovino concordemente la consapevolezza della opportunità
di ritirarla.
Redatta il 15 marzo 2009.
Promotori:
Ilaria
Allegri, Carlo Amabile, Giancarlo Amurri, ANED Milano, ANPI Lombardia,
ANPI Sez. “Luigi Viganò” Milano-Precotto, ANPI Sez. Barona
Milano, ANPI Sez. di Cologno Monzese, ANPI Sez. di Crescenzago, ANPI
Sez. di Inzago, Anna Maria Appolloni, Jack Arbib, Elena Aschedamini,
Associazione Bambini in Romania Onlus, Claudia Azzola, Dimitri
Baldanza, Mariangela Bastico, Biagio Battaglia, Luciano Belli Paci,
Alberto Benadì, Carla Beretta, Teresa Maria Berzoni, Elisa Bianchi,
Carlo Bibbiani, Ionne Biffi, Giuseppe Binda, Francesca Bonfante,
Claudia Bonfiglioli, Marcello Buiatti, Franco Busato, Felice Cagliani,
Dova Cahan, Gino Candreva, Angelo M.
Cardani, Donato Carissimo, Ruben L. Castelnuovo, Davide
Castorina, Maria Teresa Catania, Giovanni Marco Cavallarin, Roberto
Cenati, Andrea Chiodi, Luigi Consonni, Alberto Corcos, Silvia Cuttin,
Vincenzo De Bernardis, Marcella De Negri, Roberto De Pas, Letizia Del
Bubba, Carolina Delburgo, Democrazia Laica, Patrizia Deotto,
Giuseppina Di Fraia, Grazia Di Veroli, Pier Paolo Eramo, Luigi
Faccini, Claudio Falcone, Silvia Fenizia, Annamaria Ferrari, Stefano
Ferrario, Ida Finzi, Fondazione della Memoria della Deportazione,
Giulio Forconi, Moreno Franceschini, Claudio Gallazzi, Pupa Garribba,
Massimo Gentili Tedeschi, Cecilia Ghelli, Flavia Giuliani, Laura
Gottlob, Veniero Granacci, Rita Gravina, Isaac Habert, Simonetta Heger,
Adriana Infante Battaglia, Istituto Pedagogico della Resistenza
Milano, Vincenzo Jorio, Francesca Lacaita, Francesca Lagomarsini,
Fabio Levi, Nicola Licci, Sonja Liebhardt, Raffaella Lorenzi, Massimo
Luciani, Mario Lupi, Marco Lusena, Giulio Maggia, Brunello Mantelli,
Alessandra Manzoni, Ignazio Manzoni, Marina Marini, Gianfranco Maris,
Fernando Martini, Giovanna Massariello, Anna Mazza, Maria Medi
Guerrera, Guido Melis, Paola Meneganti, Nicoletta Meroni, Monica
Miniati, Enrico Modigliani, Paola Mognaschi, Andrea Molco, Demetrio
Morabito, Maurizia Morini, Roberto Morpurgo, Giorgio Mortara, Ernesto
Muggia, Giuseppe Natale, Magda Negri, Vincenzo Negri, Enzo Nocifora,
Nuova Società, Giuliano Olivieri, Patrizia Ottolenghi, Paolo Pagani,
Floretta Pagliara, Dora Palermo, Giancarla Panizza, David Pardo, Lucio
Pardo, Claudio Pavone, Angela Persici, Silvana Pervilli, Marina
Piperno, Antonio Pizzinato, Pier Paolo Pracca, Roberto Prina, Giorgio
Prister, Elena Razzoli, Giancarlo Reati, Massimo Repetti, Rete
Comitati Milanesi, Aida Ribero, Aldo Rodini, Maria Grazia Roggero,
Ernesto Rossi, Vincenza Rotta, Liliana Sacchi, Estilio Salera, Mario
Salmon, Marco Sarno, Giorgio Scaffidi, Angela Scassellati, Raffaele
Scassellati, Nadia Schavecher, Giovanni Scirocco, Ada Segre De
Benedetti, Franco Segre, Giorgio Segre, Liliana Segre, Daniele
Serrazanetti, Sinistra Critica prov. di Varese, Domenico Siracusano,
Eleonora Sirsi, Francesco Somaini, Tullio Sonnino, Francesco Spagnolo,
Aldo Spizzichino, Fausta Squatriti, Federico Steinhaus, Francesco
Surdich, Ivano Tajetti, Renato Teti, Antonella Tiburzi, Vincenzo
Tomaselli, Eliana Torretta, Luigi Tranquillino, Sergio Tremolada,
Fernanda Tucci, Giovanni Urro, Franco Vaccaneo, Dario Venegoni,
Francesco Venturi Ferriolo, Massimo Venturi Ferriolo, Ugo Volli,
Aglaia Zannetti, Giorgio Zuccardi.
Si tratta di una proposta di legge che equipara i
combattenti partigiani della Resistenza con i miliziani della Repubblica
Sociale Italiana. Lo intende fare tramite l’istituzione di una
onorificenza: l’”Ordine del Tricolore”. Il Capo dello Stato, in
questo frangente temporale Giorgio Napolitano, dovrebbe insignire del
titolo di “Cavaliere dell’Ordine del Tricolore” indistintamente
agli uni e agli altri, con il conferimento di un piccolo, ma
significativo anch’esso, assegno pensionistico.
Negare l’evidente e inequivocabile differenza tra i due
schieramenti vuol dire negare la verità incontrovertibile, dimenticare
che i partigiani, nella Resistenza, combatterono insieme agli alleati
anglo-americani per sconfiggere il il fascismo e il nazismo e liberare
l’Italia dai suoi occupanti, che i repubblichini pervicacemente
sostennero condividendone gli orrori. La proposta di legge n. 1360
equipara quelli che facevano i rastrellamenti per conto dei nazisti a
chi è stato internato nei campi di concentramento e a chi ha fatto la
Resistenza. Essa esprime una convinzione negazionista della storia:
disconosce infatti che la Repubblica Sociale Italiana, costituitasi il
23 settembre 1943 (<http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Sociale_Italiana>),
nacque con intenti ostili nei confronti del Governo Italiano, e
dimentica quindi che, alla caduta del governo di Mussolini e del
fascismo, già dal 22 luglio del 1943 in Italia era operante il nuovo
governo guidato da Badoglio (www.it.wikipedia.org/wiki/Governo_Badoglio_I
<http://www.it.wikipedia.org/wiki/Governo_Badoglio_I>).
Potrei, seppur con molti sforzi, anche accettare che qualcuno possa
avere l’idea che chi scelse di schierarsi con l’una o l’altra
parte lo abbia potuto fare “in buona fede”. Ma dalla “buona
fede” al riconoscimento onorario e al titolo di Cavaliere per chi si
è chiamato fuori dallo stato italiano, e gli si è schierato contro,
criminale nemico della patria, che ha fatto la guerra ai partigiani,
all’esercito di liberazione, ai militari agli ordini del generale
Badoglio, alle forze alleate e alle truppe che combatterono contro
l’esercito nazista in ritirata, che ha fiancheggiato fino all’ultimo
i nazisti e i torturatori delle popolazioni civili, proprio non riesco
ad adattarmi. Insomma, è ben peggio che se la Germania decidesse oggi
di assegnare un nuovo cavalierato, e la pensione!, a Goebbels, Eichmann,
Rauff, Saewecke, Kesserling, ... E dico questo volendo prescindere dalle
mie premesse ideologiche, ma proprio guardando al succedersi dei fatti.
Considerando poi quale fu l’operato della RSI, complice attiva
e spietata di Hitler & C. nelle deportazioni e nello sterminio di
ebrei, e di partigiani, omosessuali, rom, politici, deportati e non,
valdesi, protestanti, testimoni di Geova, di ogni genere, di ogni sesso,
di ogni età, italiani e stranieri, il mio disadattamento si trasforma
in sdegno, in obbrobrio. Sia per il fatto in sé, sia perché questa
proposta di legge vuole intaccare le stesse basi fondanti della
Repubblica Italiana, che si è fondata sulla Resistenza contro ciò e
sulla costruzione della Democrazia. Possibile che questi sentimenti non
sfiorino i presentatori della proposta di legge n. 1360? Ovunque nel
mondo una proposta di legge del genere verrebbe respinta sul nascere,
tra la derisione comune e la fermezza della democrazia. E invece le
cose, a me sembra, qui stanno diversamente.
Questa proposta di legge n. 1360 nasce con l’intento di
vincere, di superare gli ambiti della Commissione Difesa della Camera
dei Deputati presso la quale è in discussione dal 12 novembre 2008, per
essere presentata e andare trionfalmente al voto in Parlamento:
·
cominciamo
dai firmatari della proposta di legge n. 1360: tra quei quarantadue nomi
spicca quello di DE CORATO che, a prescindere dalla sua collocazione
partitica e parlamentare, è il vice Sindaco della più grande città
d’Italia insignita della Medaglia d’Oro della Resistenza: Milano.
Cosa vuol dire? Che il vice Sindaco di Milano intende portare a sostegno
della proposta di legge n. 1360 di cui è firmatario tutta l’enormità
quantitativa (e i numeri contano in democrazia, spesso più delle idee)
di voti che ha determinato la maggioranza amministrativa nella
“capitale morale ed economica” del Paese;
·
continuiamo
con i firmatari della proposta di legge n. 1360: quei quarantadue nomi
appartengono a diversi schieramenti politici. Cosa vuol dire? Che c’è
una sorta di trasversalità politica unificata (consapevole o no) sul
tema della negazione della storia e della esaltazione del tradimento e
della violenza;
·
proposte
politiche del genere si erano già viste in precedenti legislature, ma
non erano mai state così articolate, e sembravano frutto di
dilettantismo strategico a fronte di questa, tanto che sono tutte cadute
nel vuoto. Questa volta la proposta di legge n. 1360 è stata presentata
all’inizio della legislatura. Cosa vuol dire? Che i suoi firmatari
hanno deciso di darsi quanto più tempo possibile, cinque anni, per
portarla al voto in Parlamento.
Questa proposta di legge n. 1360 potrebbe davvero
diventare legge: si tratterebbe di un punto di non ritorno nella storia
della democrazia italiana. Per cercare di evitare questo rischio
bisognerà che ci sia un impegno di vigilanza, di attenzione, alto,
costante, fino all’ultimo momento dell’esistenza di questa
legislatura.
I media sembrano non essersene accorti, né i partiti, né
i parlamentari: il silenzio è quasi assoluto. La rassegna stampa di
quanto è stato pubblicato è scarna, nella maggioranza dei casi
distante dal problema. Più sensibile è la rete che in parecchi blog e
in facebook ospita interventi di diverse corposità. E’ necessario
informare i cittadini, i parlamentari, i partiti, le associazioni, le
istituzioni in primo luogo, tutto il Paese insomma, di quanto sta
succedendo sotto il suo naso.
Ed ecco la decisione di far partire una petizione, una
raccolta di firme che tenti di bloccare l’iter della proposta di legge
n. 1360. Di fronte a tanto sistematico, lucido cinismo
anti-istituzionale, anti-repubblicano ed eversivo questa petizione dovrà
raccogliere un numero enorme di firme perché possa avere un senso
reale.
Difendere il Tricolore Repubblicano, Democratico e
Antifascista. Il Tricolore
è l’emblema della Liberazione, della Costituzione e della Democrazia,
e non può essere confuso con quello di chi ha seminato terrore,
razzismo e morte negando ogni libertà.
I fascisti di Salò hanno levato le armi a sostegno dei
nazisti occupanti contro la Patria. Questa è una realtà storica che
nessuno può rivedere o negare. Se questa proposta di legge dovesse
avere l’approvazione del Parlamento, verrebbero intaccati i fondamenti
su cui si basa la nostra democrazia. E’ dovere morale, oltre che
politico, di tutti i cittadini della nostra Repubblica prendersi cura
delle sorti della propria Patria, impedendo, con la determinazione delle
Leggi e la fermezza della Democrazia, che questa provocazione insensata
possa giungere in Parlamento. Io credo che si debba iniziare daccapo, rigenerare il clima
unitario che si era determinato nella Resistenza cui parteciparono tutti
i colori dell’antifascismo, liberali, comunisti, cattolici,
socialisti, anarchici, monarchici, indipendenti, bianchi, rossi,
azzurri, cattolici, musulmani, protestanti, ebrei, rom, popolani,
aristocratici, coraggiosi, paurosi, uomini, donne, civili, militari,
laici, religiosi, europeisti e indipendentisti, . Si devono scuotere le
coscienze democratiche intorpidite; si deve organizzare ad organizzare
una iniziativa nazionale guidata da tutte le organizzazioni di
partigiani, di deportati, dai sindacati, dai partiti, dalle associazioni
anche più minuscole, che promuovano, e curino la tempesta di messaggi
di dissenso che dovrà riversarsi innanzitutto sul Presidente della
Commissione Difesa della Camera dei Deputati, e sul Presidente della
Camera dei Deputati, e sul Presidente della Repubblica, e sul Parlamento
Europeo.
Perché anche il Parlamento Europeo? Consideriamo per un
attimo come in Europa il fascismo sia un fenomeno estraneo alle attività
istituzionali e governative; consideriamo che le destre, in Spagna, in
Germania, in Inghilterra, in Francia, in Olanda, ovunque insomma, non si
sognano nemmeno da lontano di rifarsi ai fascismi del passato. Ve la
immaginate una Merkel, o un Sarkozy, o un Gordon Brown che provassero
simpatie per una proposta di legge del genere? Bisogna che anche
dall’Europa vengano le espressioni del dissenso nei confronti
dell’involuzione italiana. Bisogna creare un clima di isolamento nei
confronti di questo cinismo antidemocratico. Tutto un percorso, cioè,
di ri-creazione della cultura democratica.
Ogni cittadino italiano che abbia a cuore le sorti del suo Paese
dovrebbe sollecitare gli organi collegiali (nei posti di lavoro,
associazioni politiche, sindacali, culturali, ecc.) di cui fa parte e
quelli rappresentativi/amministrativi (Consigli Comunali, Consigli di
Zona, Consigli Provinciali, Consigli Regionali, Comunità Montane, ecc.)
ad adoperarsi perché esprimano il dissenso per conto dei milioni di
cittadini che essi rappresentano ed invitino il Parlamento ad avvalersi
della forza delle Leggi per impedire il compimento del disegno.
Una valanga di democrazia dovrà opporsi alla proposta di legge
n. 1360. Il Paese dovrà far sentire ai suoi estensori l’orgoglio
repubblicano e democratico dei suoi cittadini. E bisogna fare presto però,
prima che la proposta di legge arrivi in aula.
Marco Cavallarin
___________________________________________________________________________________________________________________________