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A Volpara, nell'Appennino ligure-piemontese questa lapide ricorda il sacrificio del Partigiano Sedicenne Miscel.
EROE PARTIGIANO A SEDICI ANNI
Volpara (Alessandria), novembre
Piovono,
con le prime avvisaglie della stagione fredda, i ricordi di
un'altra, dura stagione, quella di trentadue anni or sono. I
ricordi, esaltanti eppure crudi, dell'inverno del '44, l'ultimo
prima della Liberazione. Questi contrafforti dell'Appennino
ligure-piemontese conservano ancora i ricordi di quella stagione.
E la gente di qui non dimentica. Percorrerla, questa zona, è
come addentrarsi in un itinerario da leggenda. Ogni luogo, ogni
nome è storia, è episodio. Come qui, a VoIpara, ad esempio.
Con la gente che ci racconta di « Miscel ».
Sentiamo: « Si era
nel dicembre del 1944, - Ultimo
dicembre di guerra -. L'inverno era rigidissimo, attanagliava i
monti della val Borbera in un manto di ghiaccio. Molta neve era
caduto. Il grande rastrellamento era iniziato da qualche
settimana. Tedeschi e fascisti, in forze preponderanti, vennero
da ogni parte, spargendo terrore e morte tra la gente dei luoghi,
razziando ogni cosa, in quelle umili case di contadini che tanto
ospitalità avevano dato ai combattenti della Libertà ».
I distaccamenti partigiani dopo
accanita resistenza avevano dovuto ripiegare e cercare nuove sedi
più difendibili dall'attacco nemico - Il comando della brigata
« Oreste », unità
appartenente alla divisione garibaldina
« Pinan-Cichero », dette
ordine di occupare i rifugi precedentemente preparati, in modo da
poter scampare al gigantesco rastrellamento.
Un buon gruppo di partigiani, fra cui si trovava il sedicenne « Miscel » (Aureliano Caleazzo) decise di sganciarsi dalla vallata del Sisola per porsi in salvo a Volpara, un paese di poche case situato sulle falde del monte Giarolo.
La povera gente del villaggio li accolse come meglio poteva, offrendo cibo e dando loro ospitalità, al riparo del freddo, sul fieno delle cascine. Una parte di essi vennero accolti dal parroco nel campanile della chiesa. Trascorsero alcuni giorni di calma.
Il paese sembrava un rifugio sicuro. Poi, ecco la storia raccontata come cronaca:
« Nel primo
pomeriggio del 23 dicembre. Aureliano entrò nella botteguccia
del ciabattino: ha uno stivale da riparare.
Si siede su uno sgabello accanto alla porta,
con lo sten a portata di
mano. All 'improvviso si sentono dei passi
sul selciato del viottolo che conduce alla cascina dove riposano
tranquilli i compagni.
Sono soldati tedeschi in cerca di preda ». «
Miscel » non esita, afferra lo sten
e li affronta. La sparatoria divampa fulminea.
Il giovanissimo partigiano cade quasi subito. Un tedesco si
avvicina e lo finisce con un colpo di pistola. Gli altri
partigiani messi in allarme dagli spari, possono salvarsi.
Aureliano qualche settimana prima aveva ricevuto l'abbraccio della madre, che era salita lassù da Genova, per portare il suo affetto materno al giovane figliolo che combatteva per la libertà. Tre giorni ancora e sarebbe stato Natale. L'ultimo Natale di guerra.
Al partigiano Galeazzo Aureliano « Miscel », studente sedicenne. « soldato dell'armata dei combattenti per la libertà », la presidenza del Consiglio dei ministri ha concesso la medaglia d'oro al valor militare.
Giuseppe Turco